Una romantica e spericolata vita a fumetti. “SuperZelda”: intervista a Tiziana Lo Porto.

Illustrazione, J'adore..., Libri

Questa, per Zelda Roc, è di sicuro l’intervista dell’anno. Non solo perché parla della vita di un’icona del XX secolo che ha ispirato il suo nome e la sua indole, ma soprattutto perché esprime pienamente il suo modo di vedere la vita e la moda: a fumetti.

Tiziana Lo Porto è l’autrice del graphic novel SuperZelda, il ritratto a fumetti della romantica e spericolata coppia di Zelda e Scott Fitzgerald, illustrata da Daniele Marotta. Sceneggiato a partire dai romanzi di Scott Fitzgerald e disegnato utilizzando l’iconografica dell’epoca e le foto di famiglia di casa Fitzgerald, questo libro illustra la vita e lo spirito di una musa, una flapper girl, una ribelle, autentica e irresistibile maschietta simbolo dei ruggenti anni Venti.

Ci sono voluti tre anni perché gli autori raccogliessero e organizzassero tutto il materiale a disposizione per costruire fedelmente la storia e i dialoghi. Questo, a mio parere, è un elemento di fondamentale importanza per chi leggerà questo graphic novel dove l’ironia convive intelligentemente anche con le vicende più drammatiche.

Il racconto della vita spericolata di Zelda Sayre è curato in ogni minimo dettaglio, sia nella caratterizzazione dei personaggi che nella rappresentazione degli ambienti. Per questo sono certa che lo amerete.

Ringrazio Tiziana Lo Porto per quest’intervista e vi lascio scoprire SuperZelda attraverso le sue parole.

Il mondo dell’editoria e in genere della comunicazione e delle arti visive si sta evolvendo sempre più velocemente e in forme diverse, in particolare tra i nativi digitali. Cosa significa oggi per te pubblicare un graphic novel?

Io non credo che sia molto diverso pubblicare un graphic novel oggi o vent’anni fa. Fare un fumetto è un lavoro che richiede tempo e precisione, non è una cosa che fai di fretta come molto di quello che si fa adesso. Nel caso di Superzelda, ha richiesto tempo farlo (tre anni), richiede tempo leggerlo (se ci si sofferma sui disegni di Daniele che sono veramente dei micromondi, pieni di particolari tutti quanti importanti e belli), e la storia in sé è tremendamente novecentesca. E però piace comunque. Anche a chi non legge fumetti, o libri, e passa le giornate al computer o alla tv. Questo per dire che non sempre le evoluzioni devono essere viste come alternative a quello che c’era prima.  Ciò detto, avere scritto (e per Daniele disegnato) di Zelda e Scott oggi è stato molto più facile che se l’avessimo fatto vent’anni fa. E questo soprattutto in fase di ricerca (di testi, ma soprattutto di immagini). Vuoi sapere com’era fatto l’albergo dove andarono Scott e Zelda per la prima notte di nozze? Vai su Google ed è quasi certo che lo trovi.

Come ti sei avvicinata al personaggio di Zelda Fitzgerald e cosa ti ha fatto immedesimare in questa donna dalla personalità multisfaccettata, irrequieta e pur così affascinante?

Io e Daniele lavoriamo insieme già da un po’, e per D La Repubblica facciamo delle recensioni di romanzi a fumetti. La prima che abbiamo fatto è stata proprio su un romanzo che raccontava la vita di Zelda (Alabama Song, di Gilles Leroy). Nel fare quella tavola lì c’è piaciuta l’idea (e la possibilità) di raccontare la vita reale di Zelda a fumetti. Abbiamo pensato subito il nome, Superzelda, e ci siamo messi al lavoro. Rileggendo tutto Fitzgerald poi è diventato evidente che tutte le eroine che tanto avevo amato quando a vent’anni avevo letto i suoi romanzi erano delle varianti di Zelda. E così è diventata quasi una necessità scrivere questo libro. Era necessario restituire a Zelda la vita così per come l’ha raccontata il marito nelle sue storie. Per cui per scrivere la sceneggiatura ho seguito due tracce: da una parte la cronologia accurata degli avvenimenti, che ho usato per lo scheletro della storia e le didascalie, e dall’altra i dialoghi usati nei balloon, scritti adattando romanzi e racconti di Scott, partendo dal presupposto che tutta la narrativa di Fitzgerald è autofiction, e che le cose che racconta nei romanzi è verosimile che siano capitate a lui e Zelda.

Oltre a materiali d’archivio di  famiglia come documenti, lettere o ritratti, quali sono i dettagli fisici ed espressivi attraverso i quali tu e Daniele Marotta avete voluto caratterizzare i personaggi?

La caratterizzazione dei personaggi è solo merito di Daniele. Ed è stato bravissimo nel rendere perfettamente la mutevolezza di Zelda. Basta scorrere le foto di Zelda che si trovano in rete o sui libri per vedere che era sempre diversa. A volte nemmeno la riconosci. A volte è anche brutta. E nel disegno Daniele è riuscito perfettamente nell’impresa, assecondando questa mutevolezza che è proprio la sua caratteristica dominante, invece che uniformarla e inventare un’unica Zelda.

Nel libro c’è una frase di Zelda che mi ha fatto riflettere:”Voglio sposare Scott perché i mariti spesso sono troppo mariti e io ho bisogno di sposare un amante”. Cosa pensi di quest’affermazione, anche in relazione all’idea di amore di Zelda Fitzgerald e di alcune donne icona della sua epoca? Penso anche a Catherine di “Jules et Jim”, eroina dell’autobiografia romanzata di Henri-Pierre Roché, ispirata alla pittrice e traduttrice Helen Hessel, immagine del rifiuto della morale convenzionale nei primi del Novecento.

Io penso che Woody Allen l’abbia detto benissimo nel suo “Whatever Works“, basta che funzioni. Ogni storia d’amore è una storia a sé, e questa cosa Zelda l’aveva capita. Non dice: “Voglio che le donne sposino uomini come Scott…” e tutto il resto. Dice: “Voglio sposare Scott”. Lei voleva sposare Scott e l’ha sposato. Un’altra vorrà sposare qualcun altro, di completamente diverso, o non vorrà sposarsi affatto, e sarà comunque felice. Appunto, basta che funzioni.

Zelda Sayre e la danza. Che rapporto c’è tra le emozioni di Zelda e questa forma d’arte rispetto alla scrittura? 

Nella scrittura ci si può fingere qualcun altro. C’è tanta brutta gente che scrive cose meravigliose. Inganni gli altri e te stesso. Con ciò non dico che scrivendo lo fai sempre, e che tutto quello che leggiamo è falso. Ma c’è anche questa possibilità. Con la danza non puoi. La danza ti mette in contatto col tuo corpo e con le tue emozioni, e credo che Zelda l’abbia scelta come arte per questo. Magari poi s’era anche stufata di tutti questi intellettuali che frequentavano lei e Scott, e che predicavano bene e razzolavano malissimo.

SuperZelda - illustrazione di Daniele Marotta

SuperZelda - illustrazione di Daniele Marotta

C’è un po’ di Zelda anche in te? Cosa le piace e cosa proprio non può sopportare? 🙂

Spero che ce ne sia. Ma vai a saperlo. Di fatto non l’ho conosciuta personalmente, e l’ho raccontata per come me la sono immaginata. Per cui è probabile che l’abbia fatta più simile a me di quanto non lo sia stata nella realtà. Le persone di cui scrivere libri interi uno non le sceglie a caso. E neanche i titoli li sceglie a caso. Di sicuro devo averla vista un po’ come il mio super-io, anche se non c’ho ragionato né voglio ragionarci troppo sopra. Di Zelda posso dire che mi piace il fatto che sia sempre stata autentica, da quando era la ragazza più popolare di Montgomery a quando è finita a girare per cliniche psichiatriche. Lei era sempre Zelda. E poi amo il fatto che lei e Scott viaggiassero leggeri. Noi passiamo le vite ad accumulare libri, dischi, vestiti, e restiamo prigionieri delle case in cui abitiamo. Loro in un attimo riempivano un paio di valigie, cambiavano continente e ricominciavano da lì. Quanto a difetti, potrei andare avanti all’infinito con la lista di pregi, senza mai trovarne uno. E infatti il libro è uscito a novembre, e sono ancora qui a parlar (bene) di Zelda.

SuperZelda - Illustrazione di Daniele Marotta

SuperZelda - illustrazione di Daniele Marotta

L’Hammam di Zelda

Beauty, J'adore...

L’armonia tra il corpo e la mente è un concetto che spesso non abbiamo il tempo di valutare quotidianamente. Ma quando quest’equilibrio inizia ad essere percepito, è un piacere a cui non possiamo più rinunciare.

Tra profumo di oleandri e prunus fioriti, qualche settimana fa, grazie all’invito di Smartbox Italia, ho provato la gioia di immergermi per quattro ore nell’atmosfera calda ed intensa del Moresko Hammam Café di Milano, uno spazio rilassante e multi-sensoriale al riparo dai ritmi frenetici della città.

Accolti nella Sala del Diwan, la zona relax mista, gli ospiti del Moresko possono degustare un tè caldo con la menta fresca e i dolcetti al miele, pistacchio, cocco e sesamo, pronti a tutte le ore. Sui kilim e fra i cuscini, le chaises longues, i tappeti e i tavolini cesellati, le lanterne illuminate e la musica diffusa ma pacata, è possibile anche pranzare e cenare in accappatoio a fine percorso.

Il mio percorso è iniziato con un calidarium di 20 min nell’Haremlik, dove ho chiacchierato piacevolmente con altri amici blogger nonostante, per le esalazioni di vapore, non riuscissi più ad individuare i loro volti :). Durante la fase del Calidarium ci si cosparge di arab-sabun, una crema di sapone all’olio di oliva puro che penetra nei pori della pelle aperti dal vapore, idratando a fondo.

Dopo il bagno turco, all’interno del Tepidarium, c’era il personale del Moresko ad assisterci per effettuare il gommage e il lavaggio di corpo.

La tradizionale architettura ottomana, le piastrelle decorate di Kutahya, gli archi, le nicchie, le fontane e le cupole trafitte di luce fanno di Moresko un luogo unico e originale dove assaporare il gusto del “tempo ritrovato”.

Tra vapori e profumi, la coccola suprema del mio percorso è stato il massaggio rilassante e idratante, il massaggio turco per eccellenza, tipico da Hammam ed effettuato sull’ottagono di pietra calda, nel centro del Tepidarium. Circa 30 minuti di massimo relax e benessere per il corpo e, a mio parere, soprattutto per la mente.

Concludo il mio viaggio sensoriale con un’immersione nella vasca idromassaggio, ormai con la convinzione di non essere più sulla terraferma.

Ciliegina sulla torta, all’uscita dall’Haremlik, è stato l’Oriental Happy Hour nella Sala del Diwan, seduti sui tappeti tra i cuscini a degustare saporite specialità etniche accompagnate da uno spettacolo di danza del ventre.

A Zelda piace: farsi coccolare da profumi ed emozioni sensoriali, lasciar navigare il pensiero sulle onde dell’armonia e della bellezza. La sensazione di essere su un Paradiso Terrestre.

L’Hammam dove ci recavamo per fare il bagno e lavarci di dosso gli impiastri di bellezza, era tutto in marmo bianco, pavimenti e pareti, con grandi lucernari sui soffitti che riversavano luce all’interno. Quella combinazione di luce, avorio, nebbie, persone che andavano in giro nude, facevano pensare all’hammam come a una specie di isola esotica e calda di vapori…davvero poteva essere un Paradiso. (da “La Terrazza Proibita” di Fatima Mernissi)

 

Rocking the Baroque – Uniqueness

J'adore..., Moda, Tecnologia

 

Oro e rock. Un’anima vintage unita al contemporaneo. Una decadenza ottocentesca reinterpretata nel presente.

Alla presentazione della collezione Uniqueness A/I 2012-13 by Alessandra Facchinetti presso la Triennale di Milano, si respirava l’atmosfera degli anni folli, in una surreale dressing room moltiplicata dal pluri riflesso di specchi ovali che circondavano le pareti.

La collezione si presenta come un viaggio mentale attraverso tre ambienti collegati da tunnel senza luce. Si entra prima nel nero assoluto, poi d’incanto un palcoscenico ovale mette in scena una performance di abiti e cubi dorati, di sofisticate donne dall’allure anni Venti illuminate da accessori opulenti, barocchi, ma incredibilmente femminili.

Il barocco è rivisto in chiave street e chic: catene, ciondoli a forma di ali d’aquila, triple collane, strass insieme a bottoni, ricami, gioielli tra i capelli e sul cappello sono il segno di un nuovo Barock’n Roll.

L’idea di un vecchio muro dorato si esprime su felpe, inserti, t-shirt a contrasto in cotone o georgette. Gli effetti si moltiplicano nelle pieghe dei plissé. La t-shirt è declinata ad abito, tunica o mini-dress e a forma d’uovo, mentre i pantaloni jogging in seta con dettagli maschili e i boxeur plissettati in crêpe de chine mescolano con elegante equilibrio lo stile anni Venti al mondo dello sport.

Le cloches con visiera si arricchiscono di decorazioni e strass coprendo appena lo sguardo e donando un fascino misterioso.

La novità di questa collezione è nel progetto CAST UNIQUENESS: una collezione user generated, condivisa e condivisibile all’interno del sito cast.uniqueness.com. Alessandra Facchinetti appunta quotidianamente frasi ed emozioni, immagini e video nel suo Alessandra’s Diary, dando degli imput di ricerche a cui tutti possono contribuire concretamente aggiungendo ulteriori contenuti.

Il risultato è una catena di immagini “firmate” (le foto visualizzano il nome di chi le ha caricate) che connettono designer, grafici, fotografi, illustratori, video artist, musicisti e stilisti, fino alla selezione del mood board finale. Un puro lavoro di user generated contents all’interno di un atelier online.

Uniqueness è un viaggio con uno scenario che passa dal reale al virtuale e viceversa, in un flusso continuo di sensazioni, visioni ed emozioni. Un gioco di tecnologica poesia.

A Zelda piace: lo statement del nuovo Barock’n Roll:

Niente è ma troppo, mai senza niente

Marry Zelda Roc!

Beauty, J'adore...

Zelda Roc per Marry Me love edition by Lanvin

“M’ama, non m’ama….”, devo dire che San Valentino non mi ha mai ispirata granché. Anzi, diciamo che non lo sopporto quasi per niente. Un po’ perché non amo i formalismi, i regali e le cene solo quando è festa. O forse perché a volte mi sono ritrovata ad essere il Cupido delle storie altrui….e in questo momento ho poco da festeggiare.

Ma ci sono sempre piccole cose che risvegliano il mio bisogno d’amore e la mia profonda esigenza di sentirmi leggera, anche nell’illusione.

La love edition MARRY ME di Lanvin mi ha ispirata a parlare di questo giorno grazie ad una dedica elegante ed artistica firmata da Alber Elbaz. Un’interpretazione della rosa rossa, simbolo della passione ed emblema incontrastato della dichiarazione d’amore.

Un’illustrazione originale che rivela il suo universo gioioso e colorato con i suoi personaggi teneri ed impertinenti. Un’ode all’amore ma anche all’umorismo.

Marry Me ha un esordio scintillante, grazie alla presenza del ribes rosso e dell’arancia amara. Il cuore floreale di rosa rossa si fonde con la delicata magnolia e il gelsomino Sambac. Legno di cedro e muschio emanano un tocco legnoso ed ambrato.

Non mi resta che iniziare a sognare ad occhi aperti il mio principe cartoon, avvolgermi in una nuvola floreale e aspettare che chieda la mia mano con quel tocco vintage che mi conquista sempre 😉

Illustrazione di Alber Elbaz per la love edition "Marry me" by Lanvin

Illustrazione di Alber Elbaz per la love edition "Marry me" by Lanvin

Vionnet, la “madeleine” ritrovata

J'adore..., Moda

Zelda Roc in Vionnet - studio del logo di Thayaht

Il 2012 è l’anno di celebrazione del centenario dalla nascita di una delle Maison che hanno segnato la storia della couture, portando una rivoluzione nella visione del corpo femminile. Madeleine Vionnet fonda la sua casa di moda nel 1912, a Parigi, dopo aver lavorato per la Maison Callot Soeurs (“È qui che ho scoperto che la couture era un’arte“, affermerà più tardi) e lo stilista Jacques Doucet.

Il nome di Madame Vionnet non è mai stato “urlato”come quello di Coco Chanel, ma il suo contributo resta un grande punto di riferimento nel mondo della moda. L’innovativa tecnica del taglio in sbieco, permettendo di creare abiti dalle linee fluide, ha rivoluzionato il modo di vedere il corpo femminile nei primi anni del ‘900. Madeleine Vionnet ha vestito donne della nobiltà e dell’alta borghesia europee, dive di Hollywood degli anni ’30 e ’40 come Marlene Dietrich.

Nel 1918, Vionnet incontra l’artista Ernesto Michahelles, detto Thayaht. Le nuove geometrie e gli accostamenti cromatici che caratterizzano lo stile di questo artista hanno influenzato le scelte stilistiche di Vionnet per un ventennio. Infatti Thayaht, dopo aver progettato il logo della Maison Vionnet nel 1919, continua a collaborare con la stilista come consulente e disegnatore fino al 1925.

Thayaht - Studio per_logo di Madeleine Vionnet

Logo Maison Vionnet disegnato da Ernesto Michahelles, detto Thayaht, 1922

Definita la “Purista” della moda, Vionnet parte dai materiali piegandoli, creando volumi, drappeggi, adottando quel taglio in diagonale grazie al quale è il tessuto stesso a fare il vestito, su un piccolo manichino in legno alto 80 cm. Leggerezza e fluidità, eleganza e armonia sono le parole chiave dell’universo Vionnet.

La Maison Vionnet ha chiuso le sue porte nel 1939, durante la seconda Guerra Mondiale. Nel dicembre 2011, a pochi anni dall’acquisizione del brand da parte di Matteo Marzotto e Gianni Castiglioni, ha aperto il primo monomarca Vionnet a Milano. Una storia partita da Parigi per ricominciare in Italia, in un’altro secolo.

La nuova boutique è situata al piano terra di Palazzo Premoli, in Corso Monforte 16, nel cuore del quartiere del design di Milano. Lo showroom e l’atelier sono collocati ai piani superiori dello stesso edificio. Uno spazio di 220 metri quadrati dove, tra la pulizia e il rigore delle linee in equilibrio con la ricchezza di marmo e ottone, è messa in evidenza la bellezza sofisticata di abiti da sera in stile sirena. Barbara e Lucia Croce, le nuove direttrici creative del marchio, hanno collaborato al progetto per garantire che l’influenza di Vionnet si rispecchiasse in ogni elemento del negozio. Le linee si rifanno allo stile dell’atelier parigino in Avenue Montaigne, chiuso nel 1939, mentre alcuni dettagli come i piccoli tavoli dalle forme irregolari rinviano al lavoro di Thayaht, il quale fu anche esponente dell’avanguardia futurista italiana.  I pavimenti geometrici dello store sono costituiti da lastre di tre diversi tipi di marmo (marmo bianco di Carrara, marmo marrone turco e marmo nero Marquinia proveniente dalla Spagna) in un gioco di intarsi che richiama le tecniche sartoriali utilizzate da Madeleine Vionnet.

I sottili bordi di ottone brunito che incorniciano le vetrine, le consolle e le teche espositive, invece, riproducono la boccetta del profumo Vionnet disegnata negli anni ’20 da Boris Lacroix.

Flacone di profumo realizzato da Boris Lacroix per Vionnet

Come prova dell’impegno della griffe di salvaguardare l’eredità artigianale e la tradizione sartoriale di Madeleine Vionnet, la parte posteriore del negozio ospiterà il nuovo programma demi-couture della maison che offrirà ai clienti, in un atelier adiacente, un esclusivo servizio di personalizzazione grazie a sarte qualificate.

Nel salottino all’interno del negozio, seduto su poltrone dalle linee morbide dei primi anni ‘60 rivestite in velluto color tortora, Matteo Marzotto ha raccontato com’è nata la voglia di rilanciare un brand storico come Vionnet, quanto sia difficile ma entusiasmante portare avanti un progetto così grande e soprattutto adottando un strategia di comunicazione diversa, che per ora non investe nell’advertising tradizionale ma che strizza l’occhiolino al web.

Alla base di quest’entusiasmo ci sono sicuramente la forza di un’eredità storica di grande importanza e la qualità dei capi. Il fatto che questa storia riparta dall’Italia è solo un valore aggiunto che crea un ponte tra due paesi e due culture maestre nell’arte del vestire.

In questa boutique si respira un passato che non è più passato, ma ormai futuro.

‎The more time goes by, the more I understand that what matters most about people is their visions, their fantasies. (Madeleine Vionnet)

Boutique Vionnet - Milano

Boutique Vionnet - Milano

Boutique Vionnet - Milano

Boutique Vionnet - Milano

The artist drawing Madeleine Vionnet - Sem (1923)

The artist drawing Madeleine Vionnet - Georges Goursat detto Sem (1923)