Lavinia Turra, in abiti….di Versi

Moda

Lavinia Turra nasce a Bologna, dove ha frequentato quelle che definisce le “dovute scuole” per diventare una stilista, pur amando definirsi un’artigiana. Il suo lavoro si compiace di una forte complicità con l’arte, la pittura e il teatro.

Nel 2007, insieme al poeta bolognese Gabriele Via, ha creato il marchio Like-US www.like-us.eu, che si identifica in una serie di progetti artistici legati ad un percorso
di immagine e parola.

Torna quest’anno al Pitti W (10-13 gennaio) la collezione “In Abiti Di Versi“, nata dall’idea di Lavinia Turra e Rossella Zanotti di “indossare” una poesia, facendosi attraversare da essa, condividendone il pensiero e la riflessione. Il progetto è interamente Made in Italy e i testi Haiku sono di Gabriele Via.

A Zelda piace: quando le parole non bastano per essere ascoltate, meglio indossarle 🙂

Ringrazio Lavinia Turra per l’intervista che segue.

Preferisci definirti un’ artigiana piuttosto che una stilista. Qual è il valore aggiunto che dai a questa parola nel mondo della moda attuale?

Rispondo citando Eugenio Montale:

“Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

Io faccio moda, ma non sono una che va dietro alle mode. E mi rendo conto che questo  è un privilegio raro e meraviglioso. Stilista è una parola che appartiene al “fashion system”. Io non mi sento di appartenere a quel mondo. Sono una persona che ama e frequenta teatri, musei, mostre, concerti. Per fare bene abiti credo sia importante fare  poi molto silenzio. Osservare tantissimo, studiare e conoscere direttamente la materia viva del lavoro, la tecnica, la storia del vestirsi nei secoli. Avere una concreta e reale dimestichezza con le cose e il lavoro. Essere cioè artigiani. E tutta questa concretezza rivolgerla alla creazione di un sogno. Tendendo al sublime. Altrimenti sai dirmi a cosa serve tutto il nostro lavoro?

Perché hai scelto la parola e la poesia come forma d’arte per comunicare l’emotività delle tue creazioni?

Ogni cosa, nel mondo delle cose, ha per me una sua voce. Si tratta di trovarla. Il nesso tra le cose e la voce è l’anima. Io credo nell’anima. Credo di fare abiti con un’anima. Sono consapevole della spiritualità che ogni donna reca in sé. E lavoro su grandi tavoli, carte, colla, spilli, colori, disegni, appiccico, unisco, “la mente indaga, accorda, disunisce” (citando sempre Montale). Così, alla fine del mio processo di ricerca, trovo quello che cercavo. Qualsiasi cosa cerchi, c’è già: sempre. Stava là: solo che non lo sapevamo. Anche nella poesia è così. È per questo che la utilizzo, perché mi dia voce.

Non credo che si possano comunicare emozioni. Si comunicano fatti, cose, parole. Mondi o loro dettagli che hanno un’energia evocativa. Da qui succede che si suscitano emozioni nelle anime degli altri. Ecco: il mio essere artigiana è anche in questo. Mi sento con la mia voce, che è il mio mestiere, dentro una tradizione.

Ci sono particolari emozioni che secondo te oggi la comunicazione nel mondo della moda non riesce a trasmettere?

Ripeto che secondo me non si possono comunicare direttamente le emozioni ma cerco di rispondere. Mi sembra sempre più evidente che i mass media vogliano  suscitare nelle persone angoscia, paura, smarrimento, panico e anche la moda in un certo senso ne è partecipe. Io cerco invece di trasmettere la vibrazione di una visione che crede nella vita. Nella bellezza immediata e profonda. La bellezza ha sempre una storia dentro, e non è mai banale. Voglio suscitare una forza sensuale vitale e naturale. Tutte le emozioni vive che vibrano attorno al mio abito voglio che manifestino l’equilibrio di un puro desiderio, e la scoperta dell’inedito che si manifesta. È necessario credere: l’irraggiungibile è sempre un millimetro dopo il raggiungibile. Bisogna stare sempre attenti, è un attimo.

Quanto la città in cui sei nata e cresciuta ha influenzato la tua creatività?

Mi sono sempre definita  una provinciale con le valigie in mano: amo viaggiare e viaggerei sempre. E sicuramente il mio girovagare mi sazia. Per me tornare a Bologna rappresenta ancora un ritorno alla mia grande cuccia, un conforto necessario dopo ogni immersione nel grande mondo. Forse non è Bologna a dare spunto e vita alla mia creatività. Ma è per me il luogo perfetto in cui elaborare ciò che ho respirato altrove, è casa. La mia vita è fatta di incontri personali e affetti importanti e stranamente in questa piccola antica città vivono e passano  persone particolari e speciali.

Cos’è per te la bellezza e come la trasformi in abito?

La Bellezza è un’emozione profonda che si accompagna sempre con una storia e il suo racconto. La Bellezza (nel caso della vista, ma vale per ogni senso, e per il cuore nel suo complesso) ti distoglie da quel che eri intento a fare. Può farlo con forza, oppure gradualmente, insinuandosi prima come un piccolo disturbo fino a sottrarti completamente alle tue occupazioni. Pensare di trasformare la Bellezza in abito è una follia. Ma si possono fare abiti con le mani e con il cuore perché la donna che li indosserà senta di essere l’anima di questo magico motore. Tutto è vivo. Bisogna dialogare con le cose.

Lavinia Turra per Zelda Roc

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